Consigli problemi adolescenza

L’adolescenza è un periodo di cambiamento sia per i figli sia per i genitori.

I figli attraversano un periodo di cambiamenti fisici e psicologici dell’adolescenza. Non sono più bambini ma non sono ancora adulti.

In questa ricerca della propria identità si scontrano spesso con i genitori. Come affrontare questo difficile periodo, oltre che con la terapia familiare? Vediamo assieme 7 punti da tenere presente per affrontarlo.

Consigli per i problemi dell’adolescenza

  1. Conoscere le caratteristiche dell’adolescenza

Come in tutte le situazioni il primo modo per prendere il toro per le corna è capire meglio che cosa stia succedendo. Conoscere la situazione e le caratteristiche dell’adolescenza aiuta a trovare delle possibili soluzioni.

  1. Tener presente che ogni situazione si può risolvere e diventare un’occasione per migliorare la relazione

Può capitare che genitori e figli in questo periodo della vita sperimentino un senso di impotenza, di rabbia, tristezza o disagio.

Sono frequenti scontri o silenzi da entrambe le parti.

Diventa fondamentale per i figli capire come comunicare i propri bisogni al genitore e per i genitori capire come comprendere i bisogni dei propri figli, riconoscendo anche i campanelli d’allarme.

La chiave è aprire ad un dialogo costruttivo. È normale preoccuparsi di fronte a comportamenti apatici, bugie, cambiamenti nel rapporto con il cibo, cambiamenti nei rendimenti scolastici, ansia e scarsa autostima.

Questi comportamenti, però, non sono sempre realmente preoccupanti, possono fare parte della fase di disagio adolescenziale.

Certamente è importante tenerne conto e non sottovalutarli, cercando di capirne i motivi, anche lasciando uno spazio ai propri figli per spiegare il proprio vissuto, accogliendo le loro emozioni e aprendo un confronto. Alle volte può essere utile raccontare come ci si sentiva alla loro età.

  1. Pensare a punizioni aggiuntive

La classica punizione che tutti conosciamo è quella privativa; cioè quella in cui se il figlio non fa qualcosa o la fa male, la conseguenza è togliergli qualcos’altro.

Ad esempio: “hai preso un’insufficienza in inglese? Stai una settimana senza telefono!”. A volte questa modalità può anche essere utile ma spesso non fa presa. Ed è in questi casi che entra in gioco la punizione aggiuntiva.

In altre parole, quando nostro figlio fa qualcosa di sbagliato dobbiamo fargli fare qualcosa in più che lo aiuti a prendersi la responsabilità di ciò che ha fatto, dandogli l’occasione di trasformare una punizione in un’esperienza che lo aiuti a crescere.

Ad esempio a scuola ha preso in giro un compagno? Dovrà impegnarsi in attività di volontariato per un certo periodo.

  1. Gestire la propria rabbia

Spesso ci si sente sfidati dai figli o si devono affrontare urla, pianti, minacce.

Verrebbe da rispondere usando gli stessi toni ma ciò rischia di non comunicare autorevolezza.

Sarebbe molto utile cercare di non farsi contagiare in questi momenti, prendendosi del tempo per dare delle risposte assertive.

  1. Se va male a scuola capirne i motivi e cercare delle strategie

Il primo impulso di fronte alle difficoltà scolastiche e ad uno scarso rendimento scolastico potrebbe essere quello di pensare che nostro figlio sia pigro, svogliato. Ed, effettivamente, potrebbe anche essere così.

Ma il punto non è questo. Il punto è capire perché abbia perso la motivazione.

Non riesce a stare da solo in camera a studiare? È rimasto indietro con una parte del programma e abbandona perché crede che, nonostante gli sforzi, non riuscirà a recuperare? C’è qualcosa che lo rende triste e non riesce a concentrarsi? Fa fatica a dormire la notte e quindi ha sonno di giorno? Non vede un senso a ciò che fa? In casa ha troppe distrazioni? Sente troppa pressione perché vorrebbe rendervi orgogliosi?

Possono essere tantissime le motivazioni che rendono un ragazzo svogliato.

Pertanto il primo passo è ascoltarlo e cercare di capire le sue motivazioni.

Il secondo è cercare assieme delle possibili soluzioni in base alle motivazioni individuate. Studiare in compagnia o in biblioteca, farlo aiutare da un tutor, aiutarlo o farlo aiutare a gestire le sue ansie.

Questi sono solo degli esempi, ma ogni situazione è a sé e ogni problema ha la sua possibile soluzione specifica.

  1. Comprendere le richieste e negoziare

Partiamo dal fatto che è normale che l’adolescente senta il bisogno di conquistarsi la propria autonomia.

È una fase importante e necessaria nel processo di costruzione della propria identità.

Ne consegue un costante tentativo di negoziazione in cui il ragazzo cerca di guadagnare qualcosa. È in questa fase che i genitori valutano bene se acconsentire alla richiesta così com’è, se dire sì solo in parte o se negarla.

È sempre cruciale ascoltare le richieste, decidere se dire sì e, eventualmente, che limiti porre. Questo è un momento delicato perché è importantissimo bilanciare il bisogno di indipendenza che i ragazzi hanno con il bisogno di limiti.

Per cui la parola chiave è proprio negoziare, partendo dalla richiesta originale e arrivando ad una mediazione che vada più o meno bene a entrambe le parti, quando ciò è possibile.

Non ci si deve lasciare scoraggiare da frasi come “tutti gli altri lo fanno”.

Questo è un grande classico che non passa mai di moda ma sappiamo bene che non è così. E anche se lo fosse il genitore ha comunque il diritto dovere di fare da filtro alle richieste del figlio.

Se il figlio, ad esempio vuole organizzare un capodanno da solo con gli amici, il genitore può negoziare e arrivare a dire sì alla richiesta ma ponendo delle condizioni.

Ad esempio a condizione che non ci siano alcolici, che i genitori siano in casa ma in un’altra stanza, che possano ad un certo punto della serata venire a salutare per monitorare che non ci siano alcol e droghe alla festa etc…

Insomma, ci si può sbizzarrire con la fantasia e con soluzioni creative. È dannoso dire no a qualsiasi richiesta ma lo è altrettanto dare troppa libertà a ragazzi che non hanno ancora la maturità per poterla gestire in completa autonomia.

  1. A volte è importante chiedere aiuto

Può capitare che, a volte, i ragazzi vivano dei momenti difficili, dei disagi molto seri.

Ad esempio, se ci accorgiamo di atti di autolesionismo, di cambiamenti significativi nel comportamento o nel rapporto con il cibo, di un evitamento sistematico della scuola o di assenza di interessi e amicizie.

In questo e in altri casi uno psicologo può dare una mano al ragazzo a comprendere meglio le proprie emozioni e a gestirle in modo più funzionale, con le strategie più consone alla situazione.

Ci sono altri casi in cui non si riesce a comunicare in famiglia e la situazione diventa sempre più tesa per tutti.

Anche in questi casi uno psicologo può aiutare genitori e figli a comprendere meglio i reciproci bisogni e a comunicarli, trovando delle strategie per gestire la relazione in modo diverso.