Hai un pargoletto appena nato tra le braccia, non vuoi separarti da lui ma arriva tua mamma che ti dice di non farlo, altrimenti “prende il vizio”.

Ti confronti con le amiche ed i loro figli hanno sicuramente un sonno migliore di quello del tuo bambino.

Le interferenze esterne, esplicite o implicite, entrano spesso in conflitto con quello che noi pensiamo sia meglio per i nostri figli.

Il risultato? Una grande frustrazione. Si fa fatica a comprendere cosa fare, si ha il timore di non fare la cosa giusta.

Ma quindi:

Lettone sì o lettone no?

 

Vediamo di affrontare assieme la questione parlando di:

Falsi miti sul sonno dei bambini

1) In braccio no perché prende il vizio

Non esistono basi scientifiche a questa affermazione; si tratta più di un pregiudizio derivante dalla nostra cultura. Il bisogno di vicinanza, di contatto e di sentirsi contenuti è un bisogno naturale dei neonati che ha la stessa importanza del bisogno di nutrimento. Sentire soddisfatto questo bisogno li fa sentire sicuri e quindi pone delle basi solide per l’autonomia futura. La spiegazione di ciò è semplice: una base sicura è fondamentale per sentirsi fiduciosi nell’esplorazione del mondo che ci circonda. Detto in altre parole “posso esplorare da solo perché so che se ho bisogno i miei genitori ci saranno per me”.

2) Lasciar piangere i neonati è un buon metodo per insegnar loro a dormire

Il pianto è il modo che i neonati hanno per esprimere un bisogno. Tra i bisogni fondamentali, quello di vicinanza è uno dei più importanti e il pianto è un ottimo modo per ripristinare la vicinanza! È ormai dimostrato che lasciar piangere i neonati non insegna loro a dormire ma contribuisce ad aumentare il loro senso di insicurezza. Se il bambino viene lasciato piangere per lunghi periodi alla fine è molto probabile che smetta. Questo non è certo il segnale che abbia imparato a dormire ma è un segnale di impotenza appresa; cioè impara che deve cavarsela da solo: anche se chiama nessuno risponde.

Il pianto prolungato ha effetti negativi a breve e a lungo termine. Nello specifico si crea uno stress molto dannoso nel bambino (e anche nei genitori che lo sentono piangere!) che crea un innalzamento dei livelli di cortisolo.

Ciò influisce negativamente sullo sviluppo cerebrale. Inoltre, per quanto riguarda gli effetti a lungo termine, è molto più probabile che il bambino diventi ansioso e con una tendenza all’iperattività.

3) Prima diventa indipendente nel sonno, meglio è

Anche in questo caso parliamo di un falso mito! Come detto in precedenza, non ci può essere autonomia se si bruciano le tappe. Ogni bambino è diverso come temperamento e come bisogni. Pertanto, ogni bambino avrà dei tempi differenti per raggiungere l’autonomia e questo non potrà avvenire se prima non percepisce di essere sicuro.

4) Dormire nel lettone con i genitori è sempre pericoloso

Molti genitori temono che il cosleeping possa nuocere al proprio piccolo e che sia maggiore il rischio di SIDS (morte improvvisa). Questa è un’informazione corretta solo in casi particolari: se la madre è fumatrice, abusa di droghe, assume farmaci sedativi, è obesa e con disturbi del sonno. Salvo questi casi dormire insieme nel lettone non è un problema. Attenzione però, non dormite insieme su poltrone, divani o letti ad acqua.

5) I neonati devono imparare a dormire per tutta la notte

Il sonno dei neonati è molto diverso dal sonno degli adulti. Nei bambini le varie fasi del sonno si alternano più velocemente rispetto a quelle dell’adulto. Tra una fase del sonno e l’altra è più probabile, anche negli adulti, un breve risveglio; se però, come abbiamo detto, nei bambini le fasi si alternano più velocemente, ne consegue che aumentino anche le probabilità di risvegli. La differenza è che quando capita a noi adulti non ce ne accorgiamo o non ce ne ricordiamo perché riprendiamo subito a dormire. Quando capita ai bambini, non sempre riescono a riaddormentarsi in modo autonomo.

6) Il cosleeping influenza il rapporto di coppia

Il punto non è tanto il cosleeping ma il prendere una decisione condivisa. Quando all’interno della coppia ci sono buoni livelli di comunicazione e di intimità relazionale, il cosleeping non ostacola la coppia. Quando ciò non è presente, il cosleeping può portare a frustrazione e a tensioni nella coppia. Tale frustrazione non è la conseguenza diretta del cosleeping, ma della mancanza di comunicazione. In altre parole se decidi di dormire con il tuo piccolo, chiediti come mai hai bisogno di farlo e condividi questi bisogni con il/la partner! Per concludere: se la decisione è condivisa dalla coppia, il cosleeping non sarà un problema; se la decisione è “imposta” o “data per scontata” può diventarlo.

 

Milena Barone
Psicologa Psicoterapeuta
Consulente sul sonno dei bambini

 

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