Il dialogo tra terapeuta e la coppia:

conoscere e apprendere nuove scelte e soluzioni per affrontare le difficoltà

In questo articolo cercheremo di spiegare la terapia di coppia come funziona, ci occuperemo di alcuni importanti aspetti del dialogo terapeutico che permettono al cliente di conoscersi meglio e individuare nuove strade per affrontare le difficoltà della coppia.

Il dialogo terapeutico: il patto e la neutralità come presupposti di partenza

Come già largamente diffuso il patto terapeutico con il cliente e la neutralità del terapeuta hanno assunto una posizione centrale nel percorso di supporto e accompagnamento che viene avviato.

Il patto terapeutico nella terapia di coppia

Nel primo colloquio di orientamento della terapia di coppia  il terapeuta sintetizza tutto quello che è stato espresso come richiesta di aiuto e supporto, da parte del cliente nel contattarlo, con una domanda importante:

“Cosa pensa/cosa pensate che dovrebbe cambiare perché la situazione di difficoltà di coppia che state vivendo possa migliorare?”

oppure

“Come pensa/pensate che possa esservi di aiuto perché la vostra situazione di coppia possa migliorare?”

Da questo obiettivo condiviso nasce un patto terapeutico nel quale il terapeuta affianca per un breve tratto di strada la persona / la coppia/ la famiglia per cercare di accompagnarla a migliorare la propria situazione, con alcuni cambiamenti e/o scoprendo nuove modalità di comportamento.

La neutralità del terapeuta

Il terapeuta assumendo una posizione di neutralità, evita di parteggiare per il cliente o le persone con cui il cliente è in relazione (compagno/a, famigliare/i, figlio/a …), di adottare valori morali e sociali a scapito di altri, e di privilegiare per il cliente un determinato percorso.

Il dialogo nella terapia di coppia come funziona

Ci capita frequentemente di dover rispondere alle domande sulla terapia di coppia come funziona, che ci chiedono su quali elementi ci basiamo per la costruzione degli interventi nelle sedute con i clienti.

Ci basiamo ovviamente sulla nostra formazione, sulle esperienze cliniche passate, sulle esperienze personali, che possono avere un certo grado di risonanza con la situazione del momento.

Descriviamo qui alcuni punti di riferimento comuni che, a nostro avviso, rappresentano le coordinate di cui ci serviamo nel dialogo con il cliente durante la terapia di coppia per aiutarlo a riflettere insieme sulle difficoltà che sta affrontando.

1. Tempo

Il tempo, come lo spazio, rappresenta una delle prime distinzioni che il terapeuta fa nell’organizzare le esperienze proprie, del cliente e del processo terapeutico.

Si può dire che non ci sono descrizioni che non comportino l’uso di parametri spazio-temporali.

Per lo sviluppo armonico delle relazioni è necessaria una coordinazione dei tempi “interni” – cioè quelli personali per organizzarci e prendere decisioni, e dei tempi “esterni” – cioè quelli che ci coinvolgono con il contesto di relazione, dei tempi dell’individuo con i tempi delle persone significative con cui è in relazione e con i tempi sociali, come avviene, nel lavoro e nella vita comune.

Per esempio, a volte il tempo di un cliente può essere fissato a eventi traumatici del passato oppure in seguito alla scomparsa di figure significative (lutti non elaborati) o, infine, coordinato con quello dei membri della famiglia di origine più che a quella attuale.

Queste situazioni sono spesso connesse a difficoltà. Il tempo di questi clienti perde coordinazione con i tempi evolutivi del resto della famiglia e dei coetanei con intuibili conseguenze negative.

La perdita di coordinazione, cioè di armonia, fra i vari tempi porta a sofferenze e difficoltà importanti.

2. Spazio

Prossimità e distanza sono due metafore spaziali che si impongono alla nostra attenzione durante il dialogo terapeutico.

Possiamo distinguere innanzitutto uno spazio interno, personale, che può variare enormemente nelle nostre fantasie e nel nostro immaginario.

Ci sono poi gli spazi relazionali entro i quali le persone si muovono: essi possono avere grandi variazioni.

Ci sono persone che e tendono a rimanere chiuse nell’ambito della famiglia d’origine, oppure in uno dei gruppi di appartenenza (dove vengono condivise abitudini).

E ci sono persone immerse in più vaste reti relazionali (in continuo contatto con la famiglia, gli amici, i compagni di lavoro, …).

Nel corso della terapia vengono esplorate, attraverso le coordinate temporali e spaziali, gli spazi interni e le relazioni con i sistemi significativi del cliente: famiglia di origine, famiglia estesa, lavoro, coetanei e così via.

Per esempio una cliente può riferire di avere molte conoscenze ma di sentirci solo. E poi la persona può rimanere sola con se stessa, al punto che si sente soffocata e non vede vie d’uscita.

Se lo stare bene è da associarsi a flessibilità, possiamo dire che uno degli obiettivi della terapia è aiutare il cliente a liberarsi di quei vincoli spazio-temporali che limitano la sua vita impedendo lo sviluppo delle sue potenzialità.

3. Attaccamento

Attaccamento. L’uomo è un essere sociale, che ha bisogno dell’altro. L’attaccamento è fondamentale nella vita di tutti e nella vita di coppia.

Ciascuno di noi vive rapporti di prossimità e distanza affettiva nei confronti delle persone significative, in particolar modo della propria famiglia di origine e di quella acquisita, degli amici e degli oggetti del mondo circostante.

In assenza di un buon attaccamento di base, oppure in presenza di sue carenze, si devono affrontare gravi difficoltà nei livelli della vita di relazione, cioè la comunicazione (condivisione cognitiva e affettiva delle esperienze), la soluzione condivisa di problemi e la mutualità.

4. Appartenenza

Una forma particolare di attaccamento, definibile come appartenenza, si sviluppa nel tempo con l’evoluzione dell’individuo e delle relazioni che intrattiene con le persone e gruppi di persone significative: la madre, la famiglia, la scuola, gli amici, …

Il luogo in cui nasce il senso di appartenenza è la famiglia, che ha un’importanza determinante nello sviluppo di tale caratteristica.

Il senso di appartenenza sorto in famiglia in seguito diventa appartenenza al gruppo dei coetanei, alla scuola, alla cultura, …

Un ben noto conflitto di appartenenza sorge all’inizio di un matrimonio/convivenza, nei riguardi della propria famiglia di origine e del coniuge/compagno.

Le difficoltà di gestire tale conflitto richiedono la ricerca di un equilibrio fra i bisogni di appartenenza alla famiglia d’origine, alla nuova famiglia – la coppia – e a se stessi.

A questo riguardo i modelli di riferimento (culturali) hanno un’importanza determinante nella creazione (e nella soluzione) di tali conflitti.

5. Potere/Responsabilità

Consideriamo “potere” quello che un soggetto è in grado di portare avanti in prima persona cioè potremmo dire che “è in suo potere farlo”.

Conoscenza e potere sono intimamente connessi, la persona attraverso il potere può esercitare una forza negativa di costrizione e coercizione, ma anche una forma positiva, di creazione e produzione.

La trasmissione dell’atteggiamento nei riguardi del “potere” avviene attraverso le generazioni dei vari membri della famiglia.

C’è anche una importante la relazione tra potere e responsabilità: il problema per una persona non è né di avere troppo potere sugli altri, né di soccombere al potere degli altri.

Possiamo quindi collegare il potere alla responsabilità: la persona si dovrebbe assumere la propria responsabilità all’interno di contesto relazionale e sociale in cui vive.

Allora il potere diventa rispetto per gli altri come risultato di un processo interattivo, in cui sia l’offrire rispetto, sia l’accettazione/riconoscimento dell’offerta sono necessari.

6. Genere

L’ultima variabile – naturalmente non nel senso dell’importanza – cui, in ordine di tempo, prestare attenzione è quella relativa al genere, cioè ai ruoli maschile e femminile.

Sotto certi aspetti, esso è connesso al problema del potere ma soprattutto all’identità personale.

Non solo una stessa situazione acquista un aspetto e risvolti diversi a seconda che sia vista da un punto di vista maschile o da uno femminile ma l’evoluzione dei ruoli può avvenire armoniosamente e condurre allo sviluppo di una solida ed equilibrata identità, oppure può provocare conflitti importanti con seri effetti sull’autostima e portare allo sviluppo di significativi disagi personali e relazionali.

In conclusione attraverso questi aspetti si crea un dialogo in cui il cliente fa una riflessione su se stesso e sul suo sistema composto dalle persone per lui/lei significative, con l’aiuto del terapeuta.

É questa dinamica a creare situazioni di conoscenza e apprendimento che conducono il cliente a nuove scelte e soluzioni per affrontare le difficoltà e riuscire a stare meglio con se stesso e con le persone che gli/le sono care.